Inghilterra Calcio

Lo sguardo è già puntato su Tokyo ma l’Italia ha ancora negli occhi la finale di Wembley. Una notte magica che ha riempito i cuori di felicità, gli italiani di rinnovata speranza nel futuro e le piazze di troppa gente incapace di rinunciare ai cori da stadio, ai caroselli e ai festeggiamenti senza mascherina nonostante i rischi. Troppa la voglia di celebrare un gruppo che non partiva tra i favoriti e di tornare a fare quello che il Covid impedisce: abbracciarsi.

I Cinque Cerchi ora possono allungare il passo, regalare altre ciliegine sulla torta dopo un trionfale Europeo di calcio, il primo itinerante, che ha riportato l’Italia a sollevare il trofeo dopo 53 anni.

La vittoria dei ragazzi del Ct Roberto Mancini, rappresenta da un lato il riscatto di un Paese che ha voglia di ripartire dopo un anno e mezzo di difficoltà legate all’emergenza sanitaria, e dall’altro l’orgoglio di milioni di italiani che, in casa e nel mondo, hanno gioito dopo i rigori contro l’Inghilterra e le parate di Gigio Donnarumma, premiato a 22 anni migliore giocatore del torneo.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esultante in tribuna a Wembley, come Pertini nell’82, ha voluto ricevere al Quirinale gli Azzurri, ricordando l’immenso valore emotivo e morale di una cavalcata che ha unito il Paese, come sempre capita durante le grandi manifestazioni calcistiche. “Siete stati accompagnati, in queste sette partite, dall’affetto degli italiani. Ne siete stati circondati. Li avete ricambiati rappresentando bene l’Italia e rendendo onore allo Sport”. Una vittoria che sa di tenacia, impegno quotidiano ma anche spirito di squadra, compattezza nelle avversità. “Avete manifestato armonia di squadra tra di voi e nel gioco. Questo ha reso il senso dello sport di straordinario valore” ma anche, citando sempre le sue parole, “non avete cercato soltanto di vincere, avete vinto esprimendo un magnifico gioco”.

L’immagine che i ragazzi in campo e lo staff hanno offerto al mondo ha rappresentato qualcosa che va oltre le aspettative, uno spirito che gli italiani non riescono sempre a mettere in campo, ma che nelle giuste condizioni sanno sfruttare meglio di chiunque altro.

La storia poi, insegna che i successi sportivi, soprattutto in sport dall’elevato impatto mediatico e dalla grande popolarità come il calcio, hanno sempre giovato all’immagine di Paesi come l’Italia che puntano moltissimo sull’export, nel nostro caso di qualità.

Si tratta dell’effetto positivo del prestigio internazionale. “Avete messo – ha detto il premier ed economista Mario Draghi – l’Italia al centro dell’Europa”. Non una cosa da poco se mezza Ue, nel dopo Brexit, ha tifato pubblicamente per la nazionale azzurra. Un’iniezione di fiducia in un momento delicato, un rilancio di immagine, un’importante chance sui mercati esteri dove si gioca un pezzo trainante dell’economia nazionale e dove si forma una fetta importante del Pil stimata per il 2021 in crescita del 5%. Gli economisti la calcolano pari allo 0.7% per le grandi vittorie calcistiche, il che significa, per l’Italia, un possibile rimbalzo aggiuntivo di 12 miliardi in un momento di grande ripresa dell’economia dopo l’emergenza del Covid19.

A conforto di queste stime Coldiretti, che con un milione e mezzo di associati è la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo, ricorda che “l’anno successivo all’ultima vittoria degli Azzurri al campionato mondiale di calcio del 2006 in Germania l’economia nazionale è cresciuta del 4,1% del Pil a valori correnti, mentre il numero di disoccupati è diminuito del 10%”. Insomma, ci sarebbe un motivo ulteriore per esultare.

Anche il New York Times ha visto più di una meritata vittoria calcistica. Ha evocato una “broader resurgence”, parlato di una rinascita nazionale dopo un periodo drammatico, descritto “l’eruzione di gioia allo stato puro” per raccontare “una vittoria che sembra simboleggiare il rinnovamento dopo le avversità”, che ha segnato “una svolta straordinaria, non solo per una squadra recentemente sotto assedio, ma anche per un Paese recentemente assediato”.

“Questa Nazionale è l’Italia: ha interpretato al meglio il suo sentimento di unità, con un grande potenziale di coesione, da Paese ferito ma con una grande voglia di ripresa. La Nazionale – ha detto il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, intervenendo al Quirinale – è una Grande bellezza, non solo nel gioco, ma nei valori. È il punto di partenza per le riforme del nostro mondo, ma anche per il Paese”.

Questa vittoria che sa di squadra, che parla del successo di un gruppo che “anche nei momenti di difficoltà non si è mai perso d’animo, sostenendosi a vicenda e anteponendo all’interesse del singolo il bene del collettivo”, come ha detto il suo capitano Giorgio Chiellini, è ciò che ha fatto la differenza. Spirito di squadra, sforzo, sacrificio e anche lacrime (come quelle di un determinante Leonardo Spinazzola che ha lasciato il campo per la rottura del tendine d’Achille ma che è stato il più veloce, nonostante le stampelle, a ritirare fiero la sua medaglia) hanno dato sostanza a un risultato che ha interpretato lo spirito di una nazione, il suo riscatto nel presente e la fiducia nel futuro.

“È stata una festa per tutto il Paese, non nascondo la soddisfazione di aver regalato momenti di felicità al nostro Paese scrivendo una delle più belle pagine della storia del calcio. Abbiamo dimostrato che quando si crede in ciò che si fa è possibile esaurire un sogno apparentemente irrealizzabile” ha detto dedicando gli Europei a tutti gli italiani e “specialmente a quelli che vivono all’estero”, il ct Mancini nel suo intervento al Quirinale.

Accanto aveva Matteo Berrettini, primo azzurro mai arrivato in finale nei 144 anni di storia del più importante torneo di tennis del mondo, Wimbledon ovviamente. Solo l’opposizione di un mostro sacro come Novak Djokovic, 20 Slam in carriera, ha sbarrato la strada al 25enne romano che promette un futuro ricco di soddisfazioni sotto rete. Peccato per l’infortunio che gli precluderà la partecipazione alle Olimpiadi in un’annata di grazia, che si concluderà con le finali del circuito mondiale tennistico che si svolgeranno in Italia, a Torino. Ma aver sfidato il numero uno al mondo ed essere stato il primo a far sventolare il Tricolore in finale di singolare maschile in uno Slam, 45 anni dopo Panatta al Roland Garros del ’76, è comunque un grande risultato, imprevedibile e sorprendente. In fondo come non considerare la rimonta nel primo set già una vittoria di grinta e tenacia o come non vedere un risultato storico il solo essere arrivati su quel prato: abbiamo aspettato un secolo e mezzo!

Appena due settimane da questa doppia storica finale e si riparte da Tokyo.

Un’Olimpiade da ricordare, da qualunque lato la si guardi. I Cinque Cerchi sventolano per la prima volta in un anno dispari, per colpa della pandemia che ha cancellato gli eventi del 2020 e che dodici mesi dopo lascia strascichi importanti dentro il villaggio olimpico. Per l’Italia sarà un’edizione da record: 385 atleti, 198 uomini e 187 donne in 36 discipline differenti. Non ci sarà il calcio, massimo paradosso in un anno come questo, perché i ragazzi dell’under 21 non hanno centrato la qualificazione al pari delle colleghe, protagoniste di uno straordinario Mondiale due anni fa in Francia.

Dopo l’esordio delle ragazze del softball contro Stati Uniti e Australia, con le gare iniziate ancora prima della cerimonia inaugurale e le eliminatorie di tiro con l’arco e canottaggio, l’Italia inizia a sognare con la scherma, da sempre generosa di medaglie, e soprattutto il nuoto. Sarà la quinta Olimpiade per Federica Pellegrini, la Divina. Nel palmares della più grande nuotatrice italiana, primatista mondiale in carica nei 200 stile libero ed europea nei 400, le gare olimpiche rappresentano forse l’unico neo, nonostante l’exploit che ad Atene nel 2004 la rivelò al mondo grazie a una medaglia d’argento totalmente inaspettata a soli 16 anni. Un quadriennio dopo, a Pechino, sbaragliò le avversarie subito prima della consacrazione definitiva dodici mesi dopo nei Mondiali di casa, a Roma. Poi più nulla sotto i cinque cerchi, nonostante sette ori, sei argenti e sei bronzi iridati. A 33 anni Tokyo rappresenta una sfida incredibile per l’azzurra più longeva di sempre in vasca.

Accanto a lei, una ragazzina che ai tempi di Atene non era ancora nata: la tarantina Benedetta Pilato ha già stupito il mondo due anni fa quando appena 14enne si prese l’argento nella gara mondiale dei 50 rana, exploit ripetuto poche settimane fa con un record mondiale stratosferico nei campionati europei di Budapest. La gara sprint in cui eccelle Benedetta non fa parte del programma dei Giochi, ma la freccia di Taranto saprà certamente farsi onore sulla distanza doppia.

Con loro non attenderemo solo medaglie, primati e risultati sportivi ma storie perché dietro ad ogni atleta, in ogni gara, ci sono anni di sacrifici, speranze, tenacia, fatica e coraggio di inseguire i sogni. Saremo nuovamente incollati allo schermo con il fiato sospeso e le dita incrociate, a cantare l’Inno d’Italia con la mano sul petto, a emozionarci davanti al Tricolore, a sentirci un solo cuore Azzurro.

Source : https://italoamericano.org/our-heart-with-the-azzurri/

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